(fonte l'Unità del 31/8/2008) A 93 anni compiuti lo scorso 16 maggio, ha esordito nel documentario con Vicino al Colosseo c'è Monti, un omaggio di 22 minuti al quartiere romano nel quale abita:
"Non avevo mai girato documentari e in un certo senso non ho girato nemmeno questo. C'erano con me un operatore, un fonico...e il vero autore dei documentari è sempre il montatore: in questo caso Valentina Romano. Fare documentari e difficilissimo. Bisogna studiare, viaggiare, capire. Joris Ivens ci riusciva, io non sono così bravo. Ho sempre preferito nascondermi dietro gli attori e gli sceneggiatori". Vicino al Colosseo c'è Monti è stato apprezzato ieri mattina, alle 10.45, come "antipasto" di un titolo della sezione Orizzonti, Puisque nous sommes nés di Jean-Pierre Duret e Andréa Santana. Ebbene, speriamo che i due registi non fossero in sala, perché il loro cuore avrebbe sanguinato. Il PalaLido era mezzo pieno. E' partito il documentario. Alla fine, grandi applausi...e subito dopo gran parte della gente è uscita. Piaccia o no, era lì per Monicelli. Provinciali? Intenditori? Vedere le parole del saggio Zen di cui sopra. Vicino al Colosseo c'è Monti è un breve bloc-notes che Monicelli ha dedicato al suo quartiere, partendo da un'idea di Chiara Rapaccini. Da anni abita in un appartamentino da studente fuori sede in via dei Serpenti. Si è divertito a farsi seguire dalla videocamera mentre va dal barbiere, fa la spesa, curiosa nei negozietti, scopre scuole di danza e di musica, incrocia la processione dei russi ortodossi. Racconta Monti - la vecchia Suburra, il quartiere più antico di Roma - come fosse un paesone. "Volevo raccontare un Rione di Roma, forse il più antico, non con toni enfatici e imperiali, ma quotidiani".
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